RECENSIONI

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11/12/2020 - Recensione di: Myroslava Koval' -

- Documento storico che tratta in stile romanzato l'incrocio dei destini di un maresciallo nazista della Wehrmacht e un partigiano esinese (provincia di Brescia).
Opera documentata in modo maniacale, frutto di anni di ricerche che hanno portato l'autore ad entrare in possesso di documenti riservatissimi e a visitare diversi luoghi in Europa, incontrando gli eredi di alcuni dei protagonisti; basato inoltre su testimonianze dirette, frutto di centinaia di interviste agli ultimi baluardi della Resistenza.
Gli eventi narrati in modo dettagliato, grazie anche alle numerose note, risultano scorrevoli e sapientemente intersecati.
Quest'opera è inoltre un tributo commovente al nonno materno, che ha saputo instillare nell'autore la scintilla della curiosità grazie ai suoi sporadici ma emozionanti racconti.
Un romanzo storico di lettura scorrevole su fatti realmente accaduti in Valle Camonica ma che non si limita all'interesse del solo lettore camuno, fa riflettere e scuote la coscienza storica di tutti gli italiani.

Oltre a correggere imprecisioni storiche con rigore scientifico, analizza gli eventi con imparzialità, lasciando al lettore il giudizio finale. -

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12/12/2020 - Recensione di: William Landrini -

- Pochissime volte mi capita di finire un libro in una settimana ma qui il ritmo e la curiosità sono incalzanti, sin dalle prime pagine, in un crescendo continuo di potenti emozioni.

Il “fil rouge” che lega le vite dei due protagonisti viene sviluppato dall’autore, capitolo dopo capitolo, con abile maestria conducendo il lettore verso nuove e continue scoperte senza mai tralasciare i dettagli storici che fanno da cornice al racconto. 

Proprio così, grazie all’abile tecnica di scrittura ed alla scorrevolezza del testo, il lettore riesce ad immedesimarsi direttamente nella parte di chi assiste agli eventi della seconda guerra mondiale vissuti nei nostri piccoli borghi della Valgrigna. Le strade, le piazze ed i vicoli assumono un contesto ricco di significato che ad oggi, oramai dopo più di settant’anni dalla fine del conflitto bellico, pare assopito nei meandri di un presente superficiale e freddo.

Questo libro ci permette di rivivere le emozioni e le esperienze dei due protagonisti in maniera molto dettagliata, contorniate da fatti ben precisi, completando il racconto con la dimostrazione di eventi realmente accaduti e di alcune correzioni rispetto a quanto verbalmente raccontato dai nostri cari.

Ora la Valgrigna ha tutto un altro sapore, soprattutto Esine e Piazza Garibaldi… Grazie all’autore potrò guardare con estremo stupore, sorridendo malinconicamente, quell’angolo di spiazzo dove le vite di “Mohà” e “Maraò” hanno per sempre segnato il futuro della nostra storia.

Complimenti Andrea per la tua tenacia, per la tua caparbietà e per la tua estrema curiosità che ti hanno permesso di realizzare quest’opera d’arte! -

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24/12/2020 - Recensione di: Monica Trotti -

- Libro intenso,  nel quale la storia si intreccia con il presente in maniera magistrale. È stato fatto un intenso lavoro di ricerca per scrivere questo libro  e lo si capisce pagina dopo pagina. 

Intenso  ma non pesante. 

Accurato, ma non noioso . 

Complimenti all'autore. VERAMENTE!

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25/12/2020 - Recensione di: Enrico Nodari -

- Un saggio/romanzo storico intenso e preciso. Sull'incrocio dei destini del maresciallo nazista Werner Maraun e del partigiano esinese Bigatti Bortolo ( Móha), l'autore ricostruisce fatti realmente accaduti in Vallecamonica durante la Resistenza. Un' opera sontuosa per la mole di dati raccolti, per le testimonianze e i documenti riservati e personali che Andrea Cominini è riuscito a recuperare con tenacia e abnegazione viaggiando in varie località d'Europa. La precisione  maniacale delle note a margine sorprende in maniera positiva ( è stupefacente poter risalire ai versi letti il giorno del matrimonio di Maraun, oltre a sapere il luogo esatto dell'edificio religioso!)
La lettura è scorrevole, diretta e piacevole.
I protagonisti, in questa narrazione parallela, entrano lentamente in maniera familiare nella testa del lettore. Le molte fotografie aiutano e rendono concreti personaggi e luoghi. Sono completamente d'accordo con la citazione di Mimmo Franzinelli: "Dopo la rigorosa e inedita ricerca di Cominini, resta ben poco in piedi delle pubblicazioni di storia locale dedicate alla Resistenza nella Media Valle Camonica, appesantite da impostazioni retoriche che celavano carenze informative e deformazioni ideologiche".
Sarebbe auspicabile (purtroppo complicato in questo periodo Covid) poter partecipare alle presentazioni pubbliche di quest'opera per poter interagire direttamente con l'autore, che, sono sicuro, soddisferebbe tutte le curiosità che inevitabilmente prenderanno forma nella testa di chi leggerà questo bellissimo libro. -

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31/12/2020 - Recensione di: Simone Bonetti -

- Lo ammetto mi ha stupito! 

Mi ha coinvolto dalla prima all'ultima pagina, mi ha trasportato in questa realtà passata mostrandomi i fatti accaduti in tempo di guerra con una chiarezza, una correttezza ed una lucida interpretazione dei fatti che mai mi sarei aspettato. Le vite dei due protagonisti sono narrate con il puro amore per la storia non lasciando nulla al caso. Esse si compongono ed intrecciano come un grandioso mosaico dove ad ogni tessera è stato rimosso lo strato di terra a cui l'oblio della storia condanna e successivamente, ad una ad una, sono state accomodate dall'autore a formare un quadro dalle mille sfumature.

Questo libro merita di essere letto, sia da persone come me che hanno avuto la fortuna di ascoltare i racconti di guerra da parte di un nonno, sia da chi invece questa fortuna non l'ha avuta perché troppo giovane. Questa cronaca dimostra ancora una volta come le persone non siano buone o cattive a prescindere, ma che la storia ed il mondo che ci circonda sono in grado di mutare il nostro essere, trasformandoci a volte in quelle nere persone che non saremmo mai dovute diventare.

Complimenti Andrea per questo gioiello, così accurato, preciso e ricco di emozioni. -

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01/01/2021 - Recensione di: Luciano Morandini -

- Conosco Andrea per comuni interessi musicali e devo dire che il suo lato di storico e di scrittore mi era sfuggito fino ad ora; dopo aver letto, avidamente, questo suo ultimo libro devo ammettere che sono veramente stupito della maturità del testo e della professionalità che trasuda da esso; trattare un argomento così lontano nel tempo e marginale nell'economia di una tragedia immane come la Seconda Guerra Mondiale, poteva portare alla stesura di un breve saggio farcito da richiami più o meno veri a presunti ricordi di chi li ha vissuti, cosa di cui la storiografia della Valle è piena. Invece il libro si mostra scritto e impaginato alla perfezione, aneddotico quanto basta, fluido e curioso, insomma una lettura che invoglia a scoprire la verità attraverso un percorso piacevole e articolato. Complimenti allo scrittore e aspettiamo il seguito della sua produzione. -

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03/01/2021 - Recensione di: Bortolo Regazzoli -

- Erano anni che non leggevo un libro di 400 pagine in soli tre giorni. A spingermi quasi senza respiro dentro gli avvenimenti, capitolo dopo capitolo, hanno influito tre elementi: 1)la prefazione di Mimmo Franzinelli che esprime un giudizio severo -subito da me condiviso- su tante pubblicazioni sulla resistenza; 2) il giovane ricercatore Cominini con il capitolo iniziale de “La scintilla” riesce a trasmettere al lettore la sua stessa ansia di ricerca della verità e il bisogno di capire cosa mosse quella folla inferocita contro un uomo che chiedeva pietà. Personalmente ho avuto la sensazione di esserne coinvolto, ho sentito riemergere il mai sopito comportamento del selvaggio; 3) l’ottimo ritmo nel racconto dei fatti e la distribuzione intelligente delle fotografie e documenti. Il libro coinvolge al punto di sentirsi rincorsi dai soldati tedeschi e viene spontaneo gridare al ribelle Bortolo Bigatti di stare attento e di essere più prudente.

Sia ben chiaro che il mio giudizio negativo di condanna sul nazifascismo rimane immutato e, da questa lettura ne esce rafforzata la mia convinzione che il pericolo è tutt’ora tra noi, perché le apparentemente innocue parole, “prima i nostri”, possono trasformare persone comuni, artisti in bestie feroci che di giorno “omettono” il salvataggio in mare di donne e bambini e la sera, senza battere ciglio, abbracciano i figli e le loro mogli. Circolano su whatsapp, in gruppi chiusi, documenti finalizzati alla costruzione di ideologie che coltivano l’odio verso i diversi.

Il volume racconta, attraverso documenti, foto e testimonianze, il lungo periodo della seconda guerra mondiale. Ne scorpora e approfondisce un fatto accaduto a Esine, Valcamonica (Bs), raccontando i personaggi e il contesto in cui è avvenuto, le cause che l’hanno generato, e il cruento epilogo finale del 28 aprile 1945. Considero questa importante ricerca una sorta di processo d’appello a quello sommario che venne consumato in piazza. Nel “dibattimento” sono state eliminate forzature interpretative del ruolo del maresciallo Maraun e la sua presunta appartenenza alle SS, ma sono convinto che la parola definitiva su chi effettivamente fosse non è ancora stata scritta. Forse non si scriverà mai perché vi sono ruoli che non vengono “schedati”.

Non voglio aggiungere altro ma solo invitare i miei amici -sperando di averli incuriositi- a leggere queste pagine, e mi auguro che ne possa sortire una tranquilla discussione. -

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04/01/2021 - Recensione di: Maria Teresa Turetti -

- Ho appena terminato la lettura di IL NAZISTA E IL RIBELLE e, a caldo, desidero cercare, per quanto possibile, di tradurre in poche parole le sensazioni, le emozioni che questo libro mi ha trasmesso.

Non è sempre facile questa “traduzione” perché ci sono sensazioni ed emozioni che sono difficili da descrivere, che hanno molte , troppe sfaccettature e sfumature e che ognuno vive in modo diverso ed intimo e che le parole non sempre riescono a rendere con chiarezza.

La mia non è una recensione “da esperta”: conosco i fatti per averli studiati a scuola e poi sempre approfonditi con letture, documentari, presentazioni di libri, racconto dei nonni o di altri anziani del paese, ma sono ferma a questo.

La mia è una recensione “a pelle” che, al di là della coerenza storica documentabile, mi ha permesso di viaggiare nel tempo e nelle emozioni dell’animo umano, passando attraverso la percezione e la conoscenza di situazioni e di stati d’animo così diversi tra loro: la giovinezza, la spietatezza, la violenza, l’odio, la crudeltà, la falsità, ma anche gli affetti, l’amicizia , la lealtà verso persone e verso idee, la fede, la famiglia, l’amore.

E’ come se la guerra avesse mescolato il bello e il brutto dell’essere umano lasciando emergere ora l’uno ora l’altro fino a disumanizzare la persona che, senza quasi rendersene conto, si scinde in due: una parte resta umana e amorevole e l’altra diventa fredda spaventosamente crudele, senza pietà.

E’ un libro insolito che, pur condannando la guerra e la dittatura, si pone al di sopra delle parti e cerca, attraverso i dati certi e attraverso reali testimonianze, di capire come un uomo possa arrivare ad odiare e ad uccidere un suo simile.

Ho provato sinceramente tanta tristezza per le giovani vite stroncate per assurdi desideri di potere e per le loro famiglie, segnate per sempre da queste tragedie, che calate nella realtà dei nostri piccoli paesi prendono concretezza nell’immaginario, appaiono vere e reali, terribili.

Mi ha colpito l’enorme lavoro di ricerca che sta dietro le pagine di questo libro, le numerosissime note a piè di pagina, un lavoro meticoloso durato anni per conosceree far conoscere tutto il possibile del ribelle Bortolo e del nazista Maraun, destinati da una guerra terribile a diventare implacabili nemici e a perdere entrambi la loro giovane vita.

E poi … la tenerezza del bambino che ascolta in silenzio i racconti del nonno, e piano piano ne fa tesoro prezioso fino a calarli in profondità dentro di sé e scegliere, da adulto, di dedicare ad essi parte della sua vita.

Per non dimenticare, per condannare la guerra, oggi e sempre.

Bellissimo. -

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07/01/2021 - Recensione di: Danilo Zani -

- Il libro è un'opera di metodo e passione. Ma il primo prevale in modo rigoroso. La seconda alimenta una scrittura lineare e piacevole. La rigorosità del metodo toglie spazio a critiche "tecniche", anche provenienti da chi tecnica (di ricerca storiografica) forse non ha.

Non si era scritto nulla sulla Resistenza in Valle Camonica con questa profondità di ricerca: spesso la vicinanza delle fonti, anche orali e dirette, ha "accontentato" i diversi autori; prospettive ideologiche o agiologiche hanno fatto il resto. Nulla di male. Mi è sempre bastato saperlo. Cominini è andato oltre, documentando, mutando completamente il paradigma consueto, monoculare cui siamo avvezzi, ma senza cambiare o tentare di farlo il giudizio morale sui fatti e le persone, bastando i fatti appunto, e ben documentati, a formarlo.
Un ottimo lavoro. -

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10/01/2021 - Recensione di: Ivan Benedetti -

- Un libro che ho letto con tanta avidità da finirlo in meno di due giorni. Come Andrea anche io da bimbo ho letteralmente divorato "La neve cade sui monti" di Tani Bonettini, anche io qualche racconto l'ho ascoltato dai nonni, anche io ho sempre fantasticato su quei ragazzi camuni descritti, sui soldati tedeschi loro coetanei, dei loro destini incrociati sulle nostre montagne. Ho già avuto modo di apprezzare il lavoro di Andrea con la riedizione del libro di Tani, arricchita con moltissimo materiale e molte testimonianze; come già ben spiegato dall'autore, questo lavoro è stato propedeutico alla creazione de "Il Nazista e il Ribelle".
Grazie a questa monumentale e particolareggiata opera di ricerca finalmente ora so di più: bellissimo e ricco, da questo libro emergono con semplicità i lati umani e le sensazioni provate dai protagonisti delle vicende narrate e dalla popolazione. Gli eventi accaduti localmente sono inseriti e contestualizzati in scenari internazionali, il che aiuta non poco ad analizzare i fatti e le azioni in maniera più definita, svelando passo dopo passo la figura del - fino ad oggi - controverso Maraun. Andrea affronta con tatto, obiettività e buonsenso ogni aspetto della ricerca, che rimane sempre oggettiva ed enormemente documentata dalle innumerevoli note e dai numerosi riferimenti, per la stragrande maggioranza verificabili da chiunque. Un lavoro di grande rilievo che spero possa concretizzarsi in altre pubblicazioni future, che possano aiutarci a conoscere e comprendere ancora meglio la Storia (con la S maiuscola) camuna e, in particolare, valgrignina. 
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12/01/2021 - Recensione di: Luisa Vignati -

- Mi sono avvicinata a questo volume con molti dubbi.
Non conosco i luoghi, i personaggi locali e la situazione della zona nel periodo 1943-1945.
I dubbi sono stati invece fugati sin dalle prime pagine.
Sono stata subito coinvolta dalle vicende dei due protagonisti e stupita dalla mole di lavoro di ricerca effettuato dall’autore.
Ho molto apprezzato le fotografie che hanno permesso di dare un volto ai personaggi e le accuratissime note.
Come ho già scritto all’autore, il volume riesce a trasmettere l’atmosfera del periodo, l’incertezza, le spiate, le delazioni, la violenza, la precarietà della esistenza, la paura, l’arroganza, la fame e il freddo.
Un lavoro accurato ed importante, un libro “storico” che apprezzo particolarmente perché quando si parla di certi temi è facile scadere nella retorica o fermarsi alla “crosta” che per tanti anni ha coperto l’argomento. Qui ho veramente ritrovato la volontà di ricerca della verità. -

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12/01/2021 - Recensione di: Martino Massoli -

- Ho avuto in regalo il libro "Il Nazista e il Ribelle" di Andrea Cominini al quale va tutta la mia ammirazione per l'ottimo , impegnatissimo e meticoloso lavoro di ricerca, dalle mie nipoti che sanno che il periodo descritto nel libro è un periodo che ho vissuto direttamente in quanto in quel periodo io vivevo a Esine , Paese dove sono nato. L'ho letto con molta attenzione e ho riscontrato che molte delle cose descritte coincidono esattamente con i miei ricordi di quel terribile periodo della storia del nostro paese al punto che alcuni episodi descritti i miei ricordi li anticipavano. Ho riconosciuto e le ricordo, tutte una per una le persone menzionate nella descrizione. Un ricordo particolare riguarda Bortolo Bigatti , che un tardo pomeriggio di maggio, dove con mio padre si stava raccogliendo il fieno, lui, Bortolo (Mosho) scendendo da "cohter" voleva andare a casa che era dall'altra parte del torrente Grigna e quando mio padre lo vide lo invitò energicamente a stare attento perché in paese c'erano i tedeschi. Ebbi poi anche la tristissima esperienza di vedere il suo cadavere su un mucchio di neve intrisa di sangue dove avvenne la sua fucilazione. Questo avvenne perché ero chierichietto e dopo aver servito la "Messa Prima", che si celebrava alle 5 di mattina e aver sentito l'angoscia con la quale le donne uscite dalla Messa commentavano l'accaduto, spinto dalla curiosità, mi recai in piazza Garibaldi e lì ebbi modo di vedere questa orribile e indimenticabile scena dalla quale, con maniere forti fui invitato ad allontanarmi. Qui mi fermo perché i ricordi di quel crudele periodo sono infiniti e quindi INVITO tutti coloro che fossero interessati a comprendere nella sua cruda realtà cosa ha significato la Resistenza che i ribelli (cosi li chiamavamo noi) hanno combattuto per conquistare la libertà a legger questa ottima opera. Grazie Andrea. -

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13/01/2021 - Recensione di: Valentino Medici -

- È un libro domcumentatissimo ed avvincente con riferimenti epistolari e bibliografici, pazientemente e certosinamente scoperti, fotografati, analizzati, confrontati... unicamente per raccontare e confermare con sicurezza inoppugnabile fatti realmente avvenuti... Con preziosi documenti non tanto da interpretare ma da commentare nei modo più rigidamente obiettivo possibile... Poche o nulle deduzioni senza i conseguenti fatti... Il partigiano verace potrebbe intravedere con sospetto inizialmente un certo qual debole e sotteso senso di pietosa umanità verso "l'uomo" Maraun. (capace di sentimenti umani nei confronti della moglie e della piccola figlia?)... ma alla fine l'autore si riprende la sua autonomia storica che sa ben fotografare la realtà, punzecchiando e "demolendo" signorilmente, con documentati sillogismi, altre ricerche di storici locali aventi per oggetto ambiente e uomini dello stesso periodo preso in considerazione... Ferma restando la sua "simpatia" verso il non sempre eroico comportamento del giovane ed impetuoso Bigatti (Móha)
Lo consiglio a tutti i camuni, curioso e speranzoso di conoscere da quali sentimenti saranno pervasi alla fine del libro... -

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14/01/2021 - Commento di: Domenico Fostinelli -

- Ogni capitolo di questo libro (molto, molto coinvolgente) meriterebbe di essere commentato. Non solo perché le vicende si sono svolte nei nostri luoghi, non solo perché anche da noi si è contribuito a scrivere un po' di storia della Seconda Guerra Mondiale... E non solo perché alcuni dei personaggi (e anche dei testimoni) li ho conosciuti e li conosco personalmente. "Gelsomino" era un grande amico di mio papà e della mia famiglia, per anni abbiamo suonato insieme nella fanfara alpina. Conosco molto bene Giacomo Menolfi, uno dei preziosi testimoni. Avrei scommesso fosse lui il ragazzo in bicicletta che avvisò il presidio cognese dell'arrivo dell'auto con Maraun. Qualche indizio (il fatto che fosse il giovane addetto ai cavalli in quel di Boario e che ben conoscesse la fisionomia di Maraun) me l'aveva fatto pensare.
Come in tanti hanno già evidenziato, sono anch'io rimasto sbalordito dalla mole di documenti che sei riuscito a recuperare! Faccio fatica a immaginare l'immenso lavoro per mettere in ordine tutto il materiale, comporre il mosaico e quindi confezionare il libro. Mi chiedo come sia stato possibile avere tanta pazienza per anni, senza farsi prendere dall'entusiasmo e dalla fretta di scrivere e pubblicare il più presto possibile. Avresti potuto prendere delle scorciatoie (lo fanno in tanti) magari romanzando un po'... invece sei stato preciso, dettagliato, integerrimo. E allo stesso tempo geniale affabulatore. Suggestivo immaginare Moha e Maraun seduti, anni dopo, allo stesso bar se il caso avesse voluto che i fatti andassero diversamente! Ma forse in quegli anni, vuoi per colpa della guerra, vuoi perché le famiglie numerose vedevano frequentemente morire i propri figli... la gente aveva più "confidenza" con la morte. Nella sensibilità di ognuno la vita aveva meno valore. Questa è una delle riflessioni a cui mi ha portato il tuo libro. 
Hai dipinto la Volta della Cappella Sistina! 
Credo che l'ambizione di molti uomini sia quella di lasciare ai posteri qualcosa di se stessi... qualcosa di "vivo". Tu sei giovane e hai già donato opere di grande valore. Ti auguro di coltivare sempre le tue passioni e di esprimere ancora a lungo il tuo talento. E, aggiungo, auguro a tutti noi di poterne beneficiare! -

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15/01/2021 - Recensione di: Mattia Peluchetti -

- Ho finalmente trovato il tempo per leggere il libro.
Devo dire che è stato assolutamente interessante!
Al di là del fatto che va ad approfondire un periodo storico che è tra quelli che mi interessano di più, ho trovato molto riuscita (e pure corretta come impostazione) l'idea di dipingere gli eventi storici vincolandoli ad una precisa e puntuale ricerca della storia personale dei protagonisti. Credo sia molto importante trasmettere il fatto che tutti questi eventi, pur determinati da scelte ben lontane da noi comuni mortali, furono però determinati dalle azioni di persone "normali", in tutto e per tutto simili a noi. 
Quindi ben venga un documento che mostri come la figura quasi mitologica dell'efferato boia, quasi un simbolo inumano, non fosse altro che un comune libraio (oggi potremmo pensare a un impiegato d'ufficio) che viveva in un'assoluta dimensione ordinaria. E questo non per giustificare o edulcorare l'immagine dello stesso, ma per far riflettere tutti su come chiunque (magari anche noi stessi) possa essere plasmato a diventare parte di un ingranaggio capace di produrre una tragedia così grande.
Così come altrettanto interessante è stata l'analisi del linciaggio che, a parer mio, mette in evidenza come ad uscire veramente vincitore da quel periodo buio furono soprattutto coloro che seppero mantenere una doppia faccia, prima collaborando con i tedeschi e poi, al momento opportuno, presentandosi come liberatori. Capaci di scatenare un'uccisione non per sentimento (né per vendetta, né ancor meno per giustizia) ma solamente per mantenere la propria copertura.
Infine, notevole anche il ritratto delle figure partigiane. Anche qui, non solo simboli di lotta per la libertà (come divennero nel dopoguerra), ma ragazzi comuni con pregi e difetti, capaci di mescolare una certa dose di coraggio a una grandissima incoscienza.
Lettura che non posso che consigliare. Spargerò la voce! -

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15/01/2021 - Recensione di: Luca Attilio Santi Presidente A.N.P.I. Valle Camonica -

- L'autore partendo dalla curiosità scaturita dai racconti del nonno vuol far luce su una pagina di storia di Esine e della media Valle durante il periodo di occupazione tedesca.

Mi sembra che il lavoro che ne è scaturito sia da apprezzare sia per l'equilibrio che ne traspare, sia per l'encomiabile opera di ricerca di fonti attendibili.

L'opera non è sicuramente dottrinale. Non si vuole partire dalla storia per arrivare ad un'idea. Lascia questo compito al singolo lettore.

Sull'occupazione tedesca in Valle poco si era scritto sinora. L'autore ci dà molte informazioni in merito. Interessanti anche le fotografie.

Alcuni pensieri che il libro mi ha lasciato:

viene confermato che l'esercito tedesco era un occupante arrogante e brutale. Il controllo ferreo del territorio, le perquisizioni e gli arresti arbitrari, le torture, le esecuzioni. Il loro comportamento non certo tenero viene confermato dall'opinione popolare, che rispetto all'esercito tedesco nutriva un sentimento di paura.

Traspare inoltre l'aleatorietà e la debolezza di tutto l'apparato amministrativo e di pubblica sicurezza fascista che nulla era se non un giocattolo nelle mani dei tedeschi.

Sui gruppi partigiani della zona emergono ancora una volta gli sforzi dei Comandanti (Ten. Ragnoli, Giulio Mazzon, ecc.) di dare un'organizzazione salda al movimento e di tenere a bada l'irruenza giovanile di alcuni componenti dei gruppi. Ricordiamo che la Resistenza in Valle Camonica è stata molto ben gestita e organizzata.

Può essere molto interessante come lettura per i nostri giovani perché ci si può fare un'idea di cosa ha significato vivere in quel tragico periodo.

Senza mai dimenticare i danni causati dal fascismo in più di 20 anni di dittatura, e le conquiste democratiche che sono scaturite dall'antifascismo e dalla Lotta di liberazione. -

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23/01/2021 - Commento di Walter Domenico Federici -

- Bellissimo libro si legge in un fiato. Ricostruzione dei fatti accaduti eccellente, documenti, fotografie, informazioni in appendice ottime. Semplicemente fatto bene. Un grazie a chi mi ha dato la possibilità di leggerlo. non mi sorprende l'ottima prefazione di Mimmo Franzinelli. Complimenti allo scrittore! -

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28/01/2021 - Recensione di Giancarlo Maculotti -

Innanzitutto vorrei soffermarmi sullo stile. Ho gradito molto l’approccio che si riscontra quasi solamente negli autori più giovani e quasi mai nei classici: partire dall’esperienza personale. I colloqui con il nonno, i racconti della popolazione (anche infondati), le curiosità iniziali che scatenano la necessità di trovare risposte. Mettere in luce le motivazioni che spingono alla ricerca aiuta molto il lettore a entrare in argomento e lo cattura fin dalle prime righe. Quasi sempre gli scrittori anglosassoni, di qualsiasi settore essi si occupino, usano incipit personali, aneddoti con riferimento a esperienze concrete, ambientazioni legate alla loro vita che inducono il lettore a mantenere viva l’attenzione e a interessarsi alla narrazione che sta per iniziare. L’autore tradizionale non metterebbe mai una virgola su se stesso. L’effetto è che viene più facilmente abbandonato dal lettore non specialista fin dalle prime pagine.

Altra caratteristica dello stile di Cominini è quella del condurre il lettore lungo i sentieri della ricerca rendendolo partecipe non solo degli esiti finali (come nello storico tradizionale) ma conducendolo mano nella mano lungo i meandri del lavoro dello scrupoloso cacciatore di risposte agli interrogativi iniziali.

Lo stile personale non inficia per nulla la rigorosità della ricerca, anzi, la rende più trasparente e verificabile passo passo. Chi si occupa di storia recente sa che non deve mai accontentarsi del sentito dire. Nel suo libro l’autore dimostra matematicamente come spesso la tradizione orale poggi su pressappochismi che a volte vanno a ledere la verità. Il caso di Maraun ricordato da quasi tutti come una SS è emblematico. Ed è parimenti significativo il fatto che alcuni testimoni parlassero di lui come il tipico tedesco biondo, alto, con gli occhi azzurri, mentre nella realtà era piccolo, abbastanza gracile e con i capelli scuri.

L’autore si muove abilmente tra due fuochi. Da un lato la costruzione di un rapporto di fiducia e quasi di simpatia con gli interlocutori tedeschi, indispensabile per avere confessioni e aiuti, e in particolare con Hanna, la figlia di Maraun. Dall’altro il severo controllo sull’indagine da parte di chi ha subito le feroci incursioni della repressione nazista, dell’odio a volte gratuito, del razzismo di chi si sente di razza superiore ed è meglio organizzato delle bande partigiane, della voglia di vendetta verso il traditore italiano da parte dell’ex alleato tedesco. Chi ha subito offese incancellabili ha inevitabilmente un approccio emotivo ai problemi. Lo storico invece deve essere come il chirurgo che non può essere trascinato dall’emozione durante un’autopsia. Ho vissuto personalmente le conseguenze psicologiche sulla mia famiglia per l’uccisione a Viso dello zio Giovanni il 16 ottobre 1944. I miei famigliari non sarebbero mai stati capaci di un racconto non emotivo dei fatti accaduti. E’ più che comprensibile, ma non è da storici. Più che prevedibile quindi anche l’atteggiamento di Hanna che, dopo aver collaborato per la ricerca, non ha più voluto continuare una relazione con l’autore. Lì scattano due motivi principali: l’impossibile distacco per avvenimenti sconvolgenti e la difficoltà dei tedeschi ad ammettere di aver condiviso fino in fondo e in massa la sciagurata politica di Hitler. Primo Levi ha pubblicato le reazioni in Germania alla pubblicazione di “Se questo è un uomo”. Sono oltremodo significative. Come sono illuminanti le pagine scritte da Helga Schneider sia in “Lasciami andare, madre”, sia in “Il rogo di Berlino”.

Fatto è che gli uomini (non solo Maraun e i suoi colleghi e non solo i tedeschi) quando gli impulsi vengono dai vertici dello Stato difficilmente sono in grado di leggerli in modo critico. Non c’è l’immunità di gregge, anzi, ovunque si nota il pecorismo assoluto che cancella o oscura ogni forma di coscienza personale. Lì sta la banalità del male giustamente ricordata in più passi del libro che riguarda anche la folla di Esine, non solo i nazisti. L’interrogativo, attualissimo, è se da questa malattia siamo guariti oppure no. Sta di fatto che solo il bene non è banale. Ma richiede il coraggio di andare contro corrente come hanno fatto l’italiano Giorgio Perlasca (paradossalmente rimanendo fascista!) e il tedesco Schindler. Il male diventa banale quando è comandato dall’alto, non dimentichiamocelo. Purtroppo i principi dell’etica difficilmente vengono decisi dal singolo cittadino, vengono creati con potentissimi mezzi da chi sta in alto. Il consenso a Mussolini pochi anni dopo il delitto Matteotti sta lì a dimostrarlo.

Infine il libro stimola i miei interessi personali attorno all’altro comando tedesco, quello di Edolo dove operò il lettone Kaasik. Mi sono sempre chiesto chi fossero i tedeschi che hanno ammazzato sei persone innocenti a Case di Viso. Mi piacerebbe conoscere la loro storia come Cominini ha fatto per Maraun, attingendo a documenti tedeschi. Per capire quei fatti è necessario ricostruire anche il punto di vista degli aggressori, non solo delle vittime. Poteva essere fatto molti anni fa attraverso inchieste giudiziarie condotte con serietà, non certo con gli armadi della vergogna. Forse è il giunto il momento di operare un salto di qualità anche nella ricerca sull’alta valle. Il giovane meritevole autore de “Il nazista e il ribelle” conoscendo il tedesco e gli archivi germanici forse è in grado di gettare nuova luce anche su ciò che è successo da Edolo in su. -

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22/02/2021 - Recensione di Eleonora Fedriga -

- Capisci di aver letto un buon libro quando giri l'ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico".... Questa la mia sensazione.... Il libro è così ben fatto e narrato che ti senti coinvolto e partecipe degli eventi. I personaggi sono così ben descritti che ti sembra di conoscerli, di poter entrare nei loro pensieri, di cogliere i loro sentimenti. Il libro è sicuramente frutto di una ricerca accurata, minuziosa e ben documentata che dimostra la passione e l'amore di un giovane scrittore per la storia, quella vera, quella nata da bambino e cresciuta col tempo, alimentata dalla curiosità e dalla voglia di conoscenza e verità. Ne consiglio vivamente la lettura a tutti: si legge molto bene ed è scritto in modo fluente e soprattutto coinvolgente. Ringrazio l'autore per avermi fatto conoscere fatti ed eventi avvenuti nel nostro territorio Camuno, stimolando anche la mia curiosità storica. -

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15/03/2021 - Recensione di Mark Art of Sool -

-  Sono alcuni giorni che viaggio nel tempo grazie a questo capolavoro.

Un libro che meriterebbe un film, o una serie, capace di ipnotizzarti e riportarti indietro nel tempo, con storie quasi dimenticate dal mondo odierno, che tornano in vita, perché hanno tanta vita da insegnare. 
Vita che abbiamo perso man mano per strada, nel nostro benestare tecnologico e pieno di intrattenimenti che subito dopo la fine di questo conflitto, c'ha investiti tutti. E forse uccisi più della guerra stessa. Siamo diventati gli spettatori della storia, non più i partecipanti. E per di più con una visione piccola e molto poco lucida su ciò che è stato, e su ciò che è tutt'ora. 

Questo libro aiuta molto ad ampliare la prospettiva su ciò che sappiamo di quel periodo, portando a vivere da vicino le esperienze di quei tempi assurdi, e anche se non sembra, ancora molto molto vicini a noi. 
Descritto dall'autore in modo estremamente chiaro e avvincente, capace di far affezionare ai personaggi presenti, mostrando fonti e documenti, foto e ricostruzioni di storie incredibili, attraverso l'ascolto di testimonianze, da entrambi i fronti, di personaggi vissuti durante quegli anni.

Per di più storie legate fortemente ai posti dove sono nato, e che mi avvicinano ancora di più alle mie radici, alla mia terra. Chiunque in Valcamonica (o almeno nella media), dovrebbe conoscere queste storie. E qui ce ne sono parecchie. Tutte collegate. -

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15/03/2021 - Recensione di Stefania Feriti -

- Le vicende di Moha e Maraun mi hanno coinvolto in modo incredibile e mi hanno permesso di vedere con altri occhi luoghi conosciuti, da cui sono passata spesso, senza mai conoscere a fondo tutto quello che vi accadde ormai ottant'anni fa. É un libro davvero avvincente, da leggere tutto d'un fiato, che unisce il rigore e l'approfondimento della ricerca storica con un ritmo degno di una moderna serie televisiva (non mi stupirei se "Il Nazista e il ribelle" diventasse veramente una serie!). Lo sto consigliando a tutti! -

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22/03/2021 - Recensione di Augusto Poli -

- Non sono un gran lettore di libri e tanto meno di romanzi, un po' più di vite vissute nella realtà e mai romanzate (mi sembrano falsità). Questo l'ho letto tutto d'un fiato. Mi ha rammentato ciò che mio padre ha accennato (una sola volta come a voler mettere una pietra sopra sulla vita trascorsa in tempo di guerra). Era in Germania come (Gastarbeiter) lavoratore ospite vicino ad un campo di concentramento di prigionieri sovietici, ogni tanto avanzava delle bucce di patate e le gettava nel campo (a suo rischio e pericolo), poi diceva, "Non toccavano terra". Mio padre è ritornato a fine guerra che pesava 45 Kg. Il libro è lo specchio della realtà (forse troppo nascosta) di tutte le guerre non di difesa ma di offesa... per chi o cosa? Il libro espone la mentalità teutonica (del sottoposto credente) alla mentalità italiana più libertina e individualista e talvolta eroica che non si capisce se per necessità o per spirito corporativo o di popolo (razza); che non credo. Mi è piaciuto -

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28/04/2021 - Recensione di: Lucio Pedroni Presidente Provinciale A.N.P.I. Brescia -

- Il tuo libro mi è piaciuto molto, lo stile con cui lo hai scritto è molto vicino alla scrittura lineare e pulita di Rolando Anni e Angelo Bendotti, ciò è comprensibile in quanto avrai avuto modo di collaborare con loro e di consultarti per il tuo lavoro.Questa analisi dei fatti partigiani e la conseguente scrittura che ne deriva io la chiamo "la complessità della Resistenza". Anche lo scrittore Fenoglio nel mio modesto modo di comprendere ha questo stile spiccato. Dove gli accadimenti sono descritti nelle loro reali dimensioni, frutto di una paziente ricostruzione dove documenti e interviste dirette non si contraddicono ma si intersecano in un unicum appunto complesso come complessa è stata la verità. A me personalmente questo modo di affrontare le vicende partigiane piace molto perchè è un linguaggio di pace che supera tutte le ostilità ma senza nasconderci nulla ci incanala nel ragionamento che oggigiorno dobbiamo utilizzare, come diceva sempre mio padre, per attualizzare il messaggio della Liberazione, senza tanti aggettivi, senza retorica, senza nascondere episodi scomodi che pure ci sono stati ma che non inficiano alla fine la valenza di uno scontro tra barbarie e dittatura la più sanguinaria e il sogno patriottico di giovanissimi che anelavano la libertà e molto probabilmente neanche si immaginavano cosa sarebbe potuto accadere dopo per chi un dopo è riuscito a viverlo. Uomini e donne non eroi con i loro pregi e difetti,con la paura che li accompagnava ovunque. Ti faccio i miei migliori auguri in funzione dei prossimi lavori in cantiere. Mantieni questo tuo rigore nella ricerca perchè è una qualità vera e non lasciarti fiaccare da recensioni iperideologiche -

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28/04/2021 - Recensione di: Lucio Pedroni Presidente Provinciale A.N.P.I. Brescia -

- Il tuo libro mi è piaciuto molto, lo stile con cui lo hai scritto è molto vicino alla scrittura lineare e pulita di Rolando Anni e Angelo Bendotti, ciò è comprensibile in quanto avrai avuto modo di collaborare con loro e di consultarti per il tuo lavoro.Questa analisi dei fatti partigiani e la conseguente scrittura che ne deriva io la chiamo "la complessità della Resistenza". Anche lo scrittore Fenoglio nel mio modesto modo di comprendere ha questo stile spiccato. Dove gli accadimenti sono descritti nelle loro reali dimensioni, frutto di una paziente ricostruzione dove documenti e interviste dirette non si contraddicono ma si intersecano in un unicum appunto complesso come complessa è stata la verità. A me personalmente questo modo di affrontare le vicende partigiane piace molto perchè è un linguaggio di pace che supera tutte le ostilità ma senza nasconderci nulla ci incanala nel ragionamento che oggigiorno dobbiamo utilizzare, come diceva sempre mio padre, per attualizzare il messaggio della Liberazione, senza tanti aggettivi, senza retorica, senza nascondere episodi scomodi che pure ci sono stati ma che non inficiano alla fine la valenza di uno scontro tra barbarie e dittatura la più sanguinaria e il sogno patriottico di giovanissimi che anelavano la libertà e molto probabilmente neanche si immaginavano cosa sarebbe potuto accadere dopo per chi un dopo è riuscito a viverlo. Uomini e donne non eroi con i loro pregi e difetti,con la paura che li accompagnava ovunque. Ti faccio i miei migliori auguri in funzione dei prossimi lavori in cantiere. Mantieni questo tuo rigore nella ricerca perchè è una qualità vera e non lasciarti fiaccare da recensioni iperideologiche -

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07/05/2021 - Recensione di: Roberto Occhi -

- Da oltre 30 anni sono un assiduo lettore di testi sulla Storia della prima metà del '900, in particolare degli anni 40-45. Il libro "Il nazista e il Ribelle" ha il pregio, per me imprescindibile, di essere frutto di laboriose ricerche d'archivio e fatte sul campo, cioè orali. Purtroppo in Italia la Storia è conosciuta ai più per i testi di storici che storici non sono, ma solo giornalisti più o meno famosi che scrivono per case editrici prestigiose e che pubblicizzano i loro lavori su tv nazionali. Tutta gente che immagino non abbia frequentato più di tanto i polverosi archivi. All'elenco dei miei autori preferiti (Carlo Gentile, Klinkhammer, Franzinelli, Dondi, Baldissara, Pezzino, solo per citarne alcuni) da oggi posso aggiungere anche Andrea Cominini, con la speranza che produca altri lavori su quel periodo storico. Va da sè che consiglio vivamente a quanti amano la Storia la lettura de "Il nazista e il Ribelle" -

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14/05/2021 - Recensione di: Francesca Ertani -

- Ho appena terminato il nazista e il ribelle, un libro che ho letto tutto d'un fiato. Quando studi la storia della Seconda Guerra Mondiale a scuola pensi di aver imparato tutto, quando invece così non è. "Da grande" comprendi che dietro ai libri studiati c'è di più, non vincitori e vinti, ma esseri umani. Quindi grazie Andrea per il coraggio di approfondire questo periodo storico che mi ha sempre colpito. Grazie al tuo libro sono andata a visitare i luoghi della storia e mi sono commossa. Grazie per la tua umanità.l e sensibilità nel scriverlo. -

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31/05/2021 - Recensione di: Romeo Pantalone (Colonnello Alpini) -

- Ho letto il suo libro “Il nazista e il ribelle” che, voglio subito dirLe, mi è piaciuto tantissimo ed l’ho apprezzato enormemente soprattutto per la meticolosità e puntigliosità nella ricerca della sterminata documentazione e delle numerose testimonianze consultate  che presuppongono un lavoro immenso. Ho letto avidamente il libro ed ogni nota in esso riportata ed ho potuto così quasi immergermi in quelle tristi e drammatiche vicende vissute dalla popolazione e dai protagonisti dell’una e dall’altra parte provando emozioni di ogni tipo, a volte raccapriccio, di fronte ad episodi orripilanti quali l’uccisione del bimbo da parte del soldato tedesco raccontata da suo nonno e l’atroce linciaggio del Maresciallo Werner Maraun. Ogni esercito in guerra, soprattutto se in territorio nemico occupato, oltre al nemico che ha di fronte, deve mettere in conto di fronteggiare un nemico interno, spesso molto insidioso e sfuggente per cui è gioco forza predisporre  una organizzazione efficiente e delle  regole chiare, sempre però nel rispetto delle leggi internazionali e dei diritti umani, per prevenire ed eventualmente neutralizzare tale minaccia. E’ chiaro che per il diritto internazionale e  quindi anche per me che sono stato un Ufficiale dell’Esercito Italiano, i partigiani sono combattenti “illegittimi”  che, anche quando combattono una  giusta causa, anche in considerazione spesso della insufficiente preparazione, disciplina e armamento, essendo costretti in genere a ricorrere al “mordi e fuggi”, possono essere definiti da una parte difensori della patria e da un’altra assassini, da una parte briganti e da un’altra eroi, da una parte banditi e terroristi e dall’altra patrioti. Del resto però, anche le truppe regolari, nel corso di una guerra, si possono macchiare di crimini gratuiti e ingiustificabili come è capitato negli avvenimenti riportati nel suo libro (morte di Mòha). Per cui è importantissimo ricercare la verità, come Lei ha fatto, avendo avuto senz’altro molto coraggio, perché, come diceva un mio superiore, spesso la verità offende e può suscitare anche reazioni. -

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